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Forfettari: quanto mettere da parte su ogni fattura per tasse e contributi

Uno degli errori più comuni tra chi lavora in regime forfettario è confondere ciò che si incassa con ciò che realmente rimane in tasca.
Ogni volta che emetti una fattura, una parte di quell’importo dovrà essere destinata al pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali.
Sapere quanto accantonare subito ti permette di evitare brutte sorprese quando arrivano saldo e acconti.

Ecco una guida chiara e aggiornata al 2025, con percentuali realistiche e facili da applicare per gestire al meglio la tua liquidità.

Come funziona il calcolo nel regime forfettario

Nel forfettario il reddito imponibile non coincide con la somma delle tue fatture.
Si ottiene applicando un coefficiente di redditività (che varia dal 40% all’86% a seconda del codice ATECO) ai tuoi ricavi o compensi.
Sul reddito così determinato:

  • si deducono i contributi previdenziali versati all’INPS o alla cassa di categoria;
  • si applica un’imposta sostitutiva pari al 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di nuova attività).

Non si paga IVA, IRPEF, addizionali o ritenute d’acconto. Tuttavia, i contributi previdenziali restano obbligatori e rappresentano una delle voci più rilevanti da prevedere nel proprio budget.

Le tre componenti da considerare su ogni fattura

  1. Imposta sostitutiva (5% o 15%)
    Si applica sul reddito forfettario al netto dei contributi.
  2. Contributi INPS o Cassa professionale
    Variano a seconda del tipo di attività e della gestione previdenziale.
  3. Bollo elettronico
    2 euro per ogni fattura superiore a 77,47 euro, da versare trimestralmente.

Quanta percentuale accantonare su ogni fattura

Non esiste un’unica regola valida per tutti, ma si possono stimare percentuali di sicurezza in base al tipo di gestione e all’aliquota applicata.

Professionisti in Gestione Separata (senza Cassa)

Aliquota INPS 26,07% o 24% se già iscritti ad altra forma previdenziale.

  • Forfettario 15% → accantonare circa 33–36% degli incassi.
  • Forfettario 5% → accantonare circa 24–26%.

Artigiani

Aliquota INPS 24% (25% oltre un certo reddito). Con lo sconto del 35% sui contributi per forfettari la percentuale si riduce sensibilmente.

  • Forfettario 15% → accantonare circa 32–35% (senza sconto) o 24–27% (con sconto -35%).
  • Forfettario 5% → accantonare circa 23–25% (senza sconto) o 17–19% (con sconto -35%).

Commercianti

Aliquota INPS 24,48% (25,48% oltre soglia). Anche qui si può richiedere la riduzione del 35% sui contributi.

  • Forfettario 15% → accantonare circa 29–34% (senza sconto) o 21–24% (con sconto -35%).
  • Forfettario 5% → accantonare circa 20–24% (senza sconto) o 15–17% (con sconto -35%).

Queste percentuali tengono conto anche della deduzione dei contributi dal reddito, che riduce l’imposta sostitutiva finale.

Esempi pratici

1. Professionista in Gestione Separata, forfettario 15%, incasso 3.000 €
Accantona circa il 35% → 1.050 € (780 € INPS + 270 € imposta). Ti rimane circa 1.950 € netti.

2. Artigiano con sconto INPS -35%, forfettario 5%, incasso 3.000 €
Accantona circa il 18% → 540 € (450 € INPS + 90 € imposta). Netto stimato: 2.460 €.

3. Commerciante senza sconto, forfettario 15%, incasso 4.000 €
Accantona circa il 32% → 1.280 € (950 € INPS + 330 € imposta). Netto stimato: 2.720 €.

Come organizzarsi nella pratica

  1. Apri due conti separati o sottoconti digitali
    Uno per la gestione corrente e uno dedicato ad accantonamenti fiscali.
  2. Ogni volta che incassi una fattura, sposta subito la percentuale stimata nel conto “Tasse & INPS”.
  3. Aggiorna il tuo foglio di calcolo con le cifre accantonate e le scadenze dei versamenti (acconti e saldo di giugno/luglio e novembre).
  4. Controlla regolarmente la soglia degli 85.000 euro: superarla anche di un solo centesimo comporta l’uscita immediata dal forfettario e l’applicazione del regime ordinario nello stesso anno.
  5. Ricorda i contributi fissi se sei artigiano o commerciante: vanno pagati anche con reddito basso, in quattro rate annuali.

Un promemoria utile

  • Imposta sostitutiva 5% o 15%
  • Contributi INPS o Cassa (26%, 24%, 24,48% o ridotti del 35%)
  • Bollo elettronico 2 €
  • Acconti e saldi a giugno/luglio e novembre
  • Limite massimo 85.000 euro (superamento = uscita immediata)

In sintesi

Per non trovarsi impreparati al momento del saldo delle imposte, conviene accantonare ogni mese almeno il 30% degli incassi (o la percentuale personalizzata per il proprio profilo).
In questo modo si evita di intaccare la liquidità aziendale e si gestisce il flusso di cassa in modo sereno e sostenibile.

Vuoi sapere quanto devi accantonare con precisione in base alla tua attività?

👉 Prenota una prima chiamata conoscitiva gratuita con lo Studio Mattonai per ricevere una simulazione personalizzata delle tasse e dei contributi da mettere da parte ogni mese in base al tuo codice ATECO, coefficiente di redditività e situazione previdenziale.

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