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Ditta individuale: quando il regime forfettario non è conveniente

Il regime forfettario è spesso presentato come la soluzione più vantaggiosa per chi apre una ditta individuale: tassazione agevolata, meno burocrazia e adempimenti semplificati. Tuttavia, non sempre è la scelta giusta. In alcuni casi, rimanere nel regime ordinario può risultare più conveniente dal punto di vista fiscale e contributivo.

Vediamo insieme quando il forfettario non conviene e perché è importante valutarlo attentamente prima di aprire la partita IVA o di confermare la permanenza nel regime agevolato.

Cos’è il regime forfettario

È un regime fiscale agevolato pensato per professionisti, artigiani e piccoli imprenditori con ricavi o compensi annui fino a 85.000 euro.
Prevede una tassazione sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni di nuova attività, e sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.

La determinazione del reddito avviene applicando un coefficiente di redditività diverso per categoria (dal 40% all’86%), su cui si calcola l’imposta sostitutiva.

Dal 2024, una modifica fondamentale: superare anche di un solo centesimo la soglia di 85.000 euro comporta l’uscita immediata dal regime forfettario, con obbligo di applicare IVA e tassazione ordinaria già dallo stesso anno.

Quando il forfettario non conviene

1. Quando hai costi elevati e deducibili

Nel forfettario non puoi dedurre i costi effettivi sostenuti (affitto, forniture, software, consulenze, dipendenti, ecc.). Il reddito imponibile si calcola in modo forfettario, applicando il coefficiente stabilito per il tuo settore.
Se le spese reali della tua attività superano la quota forfettaria, il regime ordinario può essere fiscalmente più vantaggioso, perché consente di dedurre ogni costo effettivo e ridurre così l’imponibile IRPEF.

2. Quando versi contributi previdenziali elevati

Nel forfettario i contributi INPS sono deducibili dal reddito, ma non riducono l’imposta sostitutiva se la base imponibile resta alta.
Inoltre, per gli artigiani e commercianti i contributi minimi fissi devono comunque essere versati anche con redditi bassi. Chi ha un’attività con margini ridotti può trovarsi a pagare una quota contributiva sproporzionata rispetto ai guadagni reali.

3. Quando hai altri redditi o lavori dipendenti

Il reddito del forfettario si somma a eventuali altri redditi personali (stipendio, pensione, redditi da locazione) per determinare la soglia di accesso.
Se hai già un reddito da lavoro dipendente superiore a 30.000 euro annui, non puoi accedere al regime forfettario. E anche se rientri nei limiti, potresti non trarre vantaggi reali: l’imposta fissa del 15% non si cumula, ma il carico complessivo tra imposte e contributi può risultare comunque più alto.

4. Quando collabori principalmente con un solo cliente

Il forfettario non è adatto per chi opera in condizioni simili a quelle di un lavoratore subordinato. Se oltre il 50% dei ricavi proviene da un unico committente, l’Agenzia delle Entrate può considerare la tua posizione a rischio di dipendenza economica o fittizia partita IVA, con conseguenze fiscali e contributive.

5. Quando prevedi di superare stabilmente gli 85.000 euro

Superare la soglia, anche di poco, comporta l’uscita immediata dal regime e il passaggio al sistema IVA e IRPEF ordinario.
Questo può creare problemi di cassa e di gestione, perché l’aumento di fatturato può coincidere con un’imposta improvvisamente più alta, senza la possibilità di pianificare.
Per chi è in crescita o ha clienti importanti, è meglio strutturarsi fin da subito con un regime ordinario o con una società di capitali (ad esempio una SRL semplificata).

6. Quando vuoi accedere a deduzioni o detrazioni personali

Nel forfettario non si applicano le detrazioni e deduzioni IRPEF (spese mediche, interessi mutuo, familiari a carico, ecc.), perché si paga un’imposta sostitutiva.
Chi ha spese personali rilevanti può perdere benefici fiscali significativi e pagare, di fatto, più imposte rispetto a un regime ordinario.

Un esempio pratico

Un professionista in regime forfettario con ricavi di 60.000 euro e coefficiente di redditività del 78% dichiara un reddito imponibile di 46.800 euro.
Applicando il 15% paga 7.020 euro di imposta sostitutiva, più circa 10.000 euro di contributi INPS.
Se la stessa persona avesse 25.000 euro di costi effettivi (ufficio, strumenti, consulenze), nel regime ordinario potrebbe dedurli, pagando IRPEF su un reddito inferiore e risparmiando complessivamente diverse migliaia di euro.

Conclusione

Il regime forfettario è un ottimo strumento per chi inizia un’attività con costi ridotti e ricavi contenuti, ma non è sempre la scelta migliore.
Chi ha spese rilevanti, una crescita costante o una struttura più complessa rischia di pagare più tasse e contributi di quanto previsto.
La scelta va fatta con attenzione, analizzando redditi, spese, contributi e prospettive di sviluppo.

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